Non è il Paradiso

Qui c’è pace.
Qui c’è amore.
Qui c’è conoscenza.
Qui c’è la vita eterna.
Libera dalla sofferenza.
Libera dai turbamenti.
Libera dall’angoscia.
Benvenuto.

A: “Ma è il Paradiso?”.
B: “No, non è il Paradiso”.
A: “E che luogo è questo?”.
B: “Non è un luogo. È l’eternità. Vedi tutte quelle persone: neonati, bambini, ragazzi, adulti, anziani, vecchi? Qui vivono in eterno nella pace, nell’amore, nella conoscenza. La vita terrena è rimasta fuori”.
A: “Se queste persone sono morte, sono allora in Paradiso”.
B: “No, queste che vedi non sono persone morte. Sono persone vive. Ridono e giocano tutte insieme”.
A: “Continuo a non capire. Perché questo non potrebbe essere il Paradiso?”.
B: “Se questo fosse il Paradiso ci sarebbe allora anche l’Inferno. Ma non esiste né l’uno né l’altro. Paradiso e Inferno sono luoghi immaginari della vita terrena. Luoghi di rifugio per consolarsi, per sopravvivere”.
A: “Vuoi dire forse che qui ci sono anche le persone che sono state malvagie? Gli assassini? I dittatori sanguinari?”.
B: “Quello di cui tu parli, qui non esiste”.
A: “Quindi vittime e carnefici giocano insieme e ridono?”.
B: “Non chiamarle più vittime e carnefici”.
A: “No, non va bene. Qui Hitler sta giocando a girotondo con i bambini ebrei che ha fatto sterminare? E che giustizia sarebbe questa?”.
B: “Perché qui c’è pace, amore e conoscenza!”.
A: “Troppo comodo!”.

Mi svegliai spaventato dalle mie stesse grida. La confusione mi stava soffocando.

Rimasi seduto nel letto. Dovevo riprendere aria. Respirai lentamente. La testa mi girava, così mi distesi.

B: “Come ti senti ora?”.
A: “Confuso”.
B: “Ti mostro una cosa. Vedi?”.
A: “No. Cosa dovrei vedere? Sì, ora vedo. Una torcia!”.
B: “Sì. Una torcia umana. Hitler brucia. In eterno. Oppure, vedi ora: Hitler è in un blocco eterno di ghiaccio. Oppure è rinato come lombrico, o come panda. O ancora non esiste più. Va bene così?”.
A: “Non so cosa rispondere”.
B: “Da una parte bambini felici. Dall’altra una torcia umana o un blocco di ghiaccio o una rinascita o la fine eterna. Per nessuno cambia la situazione. E neanche per te”.
A: “Non è come lo immaginiamo”.
B: “È come deve essere”.
A: “Perché allora bisogna essere buoni? Essere cattivi paga meglio allora”.
B: “Non bisogna essere buoni o cattivi per ricevere qualcosa in cambio o per non avere una punizione”.
A: “E perché allora?”.
B: “Ti senti meglio a ricevere e fare sorrisi o a ricevere e dare pugni?”.
A: “In alcuni casi dare un pugno mi fa stare bene”.
B: “E riceverlo?”.
A: “No”.
B: “La scelta è tua”.
A: “Ma una punizione a tempo non è possibile?”.
B: “Qui il tempo non esiste. Qui c’è l’eternità”.
A: “E non è possibile crearlo?”.
B: “Certo! Esiste nella vita terrena”.
A: “Ma perché i bambini ed Hitler devono giocare e divertirsi insieme? Forse il perdono qui è una punizione?”.
B: “Qui non c’è perdono e non c’è punizione”.
A: “E la famosa bilancia?”.
B: “È della vita terrena”.
A: “Sono sconvolto”.
B: “Immagina di scrivere un libro: un giallo. Cosa accade alla vittima e all’assassino dopo che è finito il libro? Qui c’è pace, amore e conoscenza!”.

La testa continuava a girarmi e ora a scoppiare. Avevo l’affanno. I ricordi venivano nascosti dalla nebbia. Aprii la finestra e fuori c’era anche la nebbia.

© 2026 Giovanni Crastolla – Riproduzione riservata

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