La nuova malattia

Sono entrato in un bar. Mi guardo intorno: tutti con la testa china sul telefonino. I giornali non esistono quasi più.

Mi dirigo al bancone. Il barista e un cliente stanno parlando di una nuova malattia. “È una scoperta scientifica rivoluzionaria” sta dicendo il barista, e continua: “dopo anni di studi e anni in cui sono stati analizzati i sintomi, hanno individuato la patologia”. E il cliente: “Ma è contagiosa? Quali sintomi sono?”. Il barista: “Contagiosa? No no! Ma epindemica”. C: “Epindemica? Addirittura! Ma quali sintomi sono?”.

Il barista gli si avvicina all’orecchio e assumendo un tono grave ed alto, inizia: “Cervicongenite acuta, spondi-qualcosa-artrosica, pollusione dicale, contrattura sterno-qualcosa, celicalgia”.

Il cliente impallidisce e chiede: “È una cosa seria! Ma chi te l’ha detto? Ma si muore?”.

“Il cugino di terzo grado, di un amico dell’ex moglie di mio zio, ha letto l’articolo in inglese, quindi è certo, su una rivista nella sala d’attesa del chirurgo amico di un suo parente” risponde il barista con aria pensierosa.

E il cliente sospirando e scuotendo la testa: “Sempre guai, non si può essere mai tranquilli. Ma come si prende?”.

“Non l’ho capito” risponde il barista stringendo le spalle e poi continua “aspetta, mo chiedo”. Si guarda intorno e ad un tavolino scorge un signore distinto che sta leggendo il giornale e sta sorseggiando un cappuccino. Alzando la voce chiede: “Dotto’, come si chiama la nuova malattia?”.

Il signore distinto, forse un dottore, senza alzare lo sguardo dal giornale risponde: “Tradotta in italiano … la cellulare”.

Scoppio a ridere e ordino finalmente un tè.

© 2026 Giovanni Crastolla – Riproduzione riservata

Vuoi essere avvisato quando è pubblicato un nuovo racconto?

Iscriviti alle notifiche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I commenti inviati saranno pubblicati solo dopo approvazione da parte dell’amministratore del sito.

Torna in alto