La Speranza è morta. Sepolta. Riesumata. Nulla. Non è rimasto nulla di lei. E cosa rimarrà a noi di lei? Una foto sbiadita? Un ricordo sfocato? O piuttosto un presunto ricordo?
Si può vivere senza Speranza? Almeno un briciolo di Speranza? Non so. Non ricordo più.
Si può vivere ogni giorno senza salute? Sì. E come si vive? Male. Non si vive, si sopravvive, sperando che il giorno dopo sia migliore.
Ah, c’è ancora la Speranza! Sì, no, non so.
Quello che so è che senza salute rimani immobile. Non corri. E chi corre più! Non cammini. E chi cammina più! Ti muovi lentamente. Sì, quello sì! Lentissimamente!
La sentenza è stata scritta: guarigione mai.
Con la mutazione genetica, ci sarà sempre una cellula pronta a vivere diversamente. A modo suo. E a riprodursi.
E così chemioterapia, antitumorali e tac diventano la routine che scandisce la mia vita.
Scorre lentamente. I dolori fisici e la stanchezza mi fanno da compagnia. Ne farei a meno. Ma non saprei come mandarli via.
Non molto tempo fa potevo dire “a me sì cara vieni, /O Sera!”.
Ora non più. È il momento peggiore dell’intera giornata. Niente sonno. Solo pensieri che galoppano, si rincorrono, si sorpassano e fanno rumore. Tanto frastuono che temo che Jetty possa svegliarsi.
E un po’ di compagnia? No no, meglio di no. Sai quante cose ho sentito che fanno più male dei dolori? Ognuno dice e fa in base alla propria esperienza, vita, sensibilità.
Alla fine è meglio che ognuno stia a casa sua se non ha idea di cosa dire o fare. Se non aiuta, fa solo male.
Non mi va più di pensare a loro. Non voglio sprecare energie che non ho.
Certo. Immagina! Ma è un’immagine deformata. E su quell’immagine si dicono, in buona fede, cose ancora più lontane dalla realtà. E fanno male a chi le sente.
Proprio come quando il marito, accanto alla moglie che sta partorendo, le ripete in continuazione “Respira, respira”.
L’aiuto del quale ho bisogno è una presenza reale, costante e silenziosa.
Non certo sentire spesso “come stai?”, oppure “stai dormendo la notte?” o ancora “che fai?” o “prego per te!”.
Le risposte sarebbero molto volgari.
Forse sono io molto esigente. Non voglio giustificarmi: nella mia situazione voglio essere esigente.
La porta è sempre aperta. Nessuno entra! Paura? Indifferenza? Inadeguatezza? Non so. So che non c’è bisogno di bussare per entrare. Più semplice di così!
Forse un giorno?
La Speranza di un giorno migliore?
Spero? La Speranza è morta!
© 2026 Giovanni Crastolla – Riproduzione riservata
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