Quello che segue è la trascrizione di un dialogo ascoltato casualmente tra due compagne di classe.
Non era mia intenzione ascoltarlo; sono state loro a non accorgersi di me, e avrei dovuto allontanarmi per discrezione.
Però era interessante, e ora qui lo riporto.
U: Ah! (sospiro di rassegnazione). Io sono sempre l’ultima della classe. In ogni situazione arrivo sempre e solo per ultima.
S: Non ti lamentare tu, che almeno partecipi! Che devo dire io allora, che non mi fanno nemmeno partecipare? Mi tengono sempre in disparte, come se non fossi all’altezza!
U: Che non sei all’altezza è vero! Sei più piccola di noi!
S: Ed è colpa mia se sono così? Se sono più bassa? Da quando fo’ parte del gruppo, tanti anni ormai, mi hanno chiamata in causa una sola volta: era un’emergenza. Una si era infortunata e l’ho sostituita. E subito le altre mi hanno guardata dall’alto verso il basso e hanno detto: “Mi raccomando, fai quello che puoi, senza strafare. Ci adegueremo alla tua velocità.”
Sai che umiliazione!
E quando mi stavo abituando, quando mi sentivo anch’io parte del gruppo, anch’io collaboravo, senza esitare mi hanno rimessa da parte! Sigh.
U: Ti capisco, mia piccola amica. Non sono più i tempi di una volta, quando chi entrava difficilmente usciva, o usciva a rotazione, e tutte partecipavamo con lo stesso merito e lo stesso grado.
Ora ognuna ha il proprio ruolo e la propria posizione. Bisogna rassegnarsi.
Io devo stare sempre indietro, non posso mai vedere la situazione davanti a me, e devo subire le decisioni di chi mi precede. Sono poche le volte in cui conduco io, ma non ho libertà di movimento.
E subito le critiche delle altre! Hai saputo cos’è successo a ***?
S: Oh sì, che umiliazione! Avevano bisogno di lei, e non era pronta. Era proprio giù quando l’hanno chiamata. Si è sentita così male: l’occasione che aspettava da una vita, partecipare, far parte del gruppo…
E loro che hanno fatto? L’hanno sostituita!
U: Per non parlare di ***, che non è mai entrata a farne parte. Pensa che, quando è stato sciolto il gruppo, di lei neanche si sono preoccupate. È stato ricostruito, e lei sempre in disparte.
S: La nostra è una vita difficile. Siamo sempre isolate, viviamo in solitudine. Ci chiamano solo nelle emergenze, e poi via.
Quando le altre hanno problemi, ci siamo noi.
Quando i problemi li risolvono, noi ritorniamo al nostro posto: nel dimenticatoio, nell’oscurità.
E se in un’emergenza non siamo pronte, è la nostra fine.
Se vi state chiedendo cosa ci sia di interessante in questa conversazione, o cosa voglia significare, o quale sia la morale, ricordate semplicemente di non considerare alcune persone come ultime ruote del carro, né tanto meno come ruote di scorta.
© 2026 Giovanni Crastolla – Riproduzione riservata
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