Pratiche sanguinarie

Non sono maschilista, ma le femmine — intese esclusivamente per il loro carattere sessuale — che vivono con me nella mia umile dimora di campagna, le sottometto alla mia volontà.
In particolar modo due: la Rossa malpelo e la Moretta.
Non vanno molto d’accordo. Per nulla. Sono completamente differenti: potrei dire, senza smentita, come il diavolo e l’acqua santa. Le altre sono sottomesse e basta.

So come farle impazzire di voluttà.
Ci piacciono le pratiche sanguinarie.
In campagna, oltre alle bestie, ci sono anche le galline e, quando è giunto il momento di fare un buon brodo, la festa inizia.
Non per la gallina, ovviamente.

Non descriverò come si pone fine alla sua effimera vita fatta di beccheggio: racconterò solamente come la Rossa e la Moretta attendono con ansia questo momento sanguinoso, lo vivono come un rito.
E io me ne compiaccio, perché so cosa ci attende dopo.
E lo sanno anche loro.

Dopo che la gallinella di turno è passata a miglior vita, con le mani ancora insanguinate mi avvicino a loro, che hanno assistito — con una luce particolare negli occhi — alla scena.
Mi avvicino, e do inizio al rito: una mano per ognuna, e a turno iniziano a leccarmi con avidità il sangue sulle dita.
Sono momenti lunghi, che cercano di non far finire mai.
Sanno che solo una potrà continuare il rito con me. L’altra si accontenterà di guardare.

Sono sadico: non do loro la possibilità di capire.
E così, cercano al meglio di leccarmi le dita.
Dopo, ci saranno solo undici minuti. Per una sola di loro.

Il momento è giunto. La porto sul mio letto.
Dimenticavo di dire che indossano il vestito fatto loro da madre natura.
In braccio la porto sul letto e affondo il viso nel suo pelo.
Inizio a respirare lentamente, profondamente, il suo odore di femmina selvaggia e selvatica.

Sarò io, fra poco, a sottomettermi a lei.
Distesi sul letto, con il volto affondato nel suo pelo, lentamente le accarezzo il dorso.
Lei lo inarca per il piacere.
E il mio volto è ancora più a contatto con lei.
Inizia a leccarmi le dita che la tengono stretta, cercando un’ultima goccia di sangue.

Un solo pensiero mi attraversa la mente: possederla.
Possederla fisicamente.
Cioè mangiarla. Farla mia per sempre.

Così alzo lentamente la testa dal suo pelo e, con movimenti lenti, avvicino la bocca alla sua testa.
Zac! Mi avvento sul suo orecchio.
È il mio volto ora a sanguinare: cinque righe di sangue scorrono lentamente.

Lei si avvicina e, nel silenzio più totale, inizia a leccarle con voluttà.
Scusate, non ho detto che, ancora una volta, la mia scelta era caduta sulla Moretta.

Rossa malpelo assiste languidamente alla scena, sapendo che non le è permesso avvicinarsi.
E dopo che la mia follia mi ha procurato la ferita al volto e le conseguenti leccate riparatrici, Rossa malpelo, abbaiando, si avventa sulla mia gatta nera, facendola fuggire.

© 2026 Giovanni Crastolla – Riproduzione riservata

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