Nobile

C’era una volta, in un tempo lontano che ciclicamente ritorna, un re che possedeva migliaia di ettari di campagna. Per lavorare la terra ricorreva a centinaia di contadini, che ogni giorno, dall’alba al tramonto erano nei campi.

Il lavoro era stancante, faticoso e pesante. Tutto fatto a mano e con pochi attrezzi agricoli. La paga, invece, era molto leggera.

Un giorno il figlio del re, il principe, figlio unico e viziato come gli diceva il re stesso, percorreva con la carrozza le tenute reali. Scorgendo un contadino che conduceva l’aratro vicino al bordo della strada, fece fermare la carrozza, e sporgendosi dallo sportello, gli disse con sarcasmo: “Il lavoro nobilita l’uomo”. Il contadino, uomo anziano, si fermò e rivolto al nobile rispose con allegria: “L’uomo nobile lavora”.

Sentendosi preso in giro, fece portare il contadino anziano al cospetto del padre.

“Ti ho accontentato sempre, qualsiasi cosa mi hai chiesto e anche non chiesto, ti ho dato. E un giorno, tutte queste terre saranno tue. E ora dimmi pure come vuoi che sia punito il contadino”.

“Con 15 frustate. Una per ogni anno che ho.” rispose il principe senza pensarci troppo e con cattiveria. E poi aggiunse con sarcasmo: “Ho un cuore nobile io” e scoppiò da solo a ridere.

Il re fece portare delle fruste e disse al figlio: “scegli la frusta che dovrà essere usata” e il figlio scelse la frusta più grossa e pesante che c’era.

Il figlio vedendola disse: “Voglio frustarlo io”. “E così sia” rispose il re e poi aggiunse: “Sappi figlio mio che se non riuscirai a frustarlo, il contadino sarà libero di andare e non potrà essere più punito. Sei sicuro di voler usare la frusta più grossa e non una più leggera?”. E il principe con aria di sfida: “La più pesante”.

Andò a prendere la frusta pesante. Ebbe difficoltà a prenderla, era davvero pesante. Sempre con fatica andò verso il contadino e giunto alle sue spalle con enorme sforzo sollevò la frusta che tremò nell’aria e che ricadde pesantemente sul principe stesso.

Il re, rivolto al contadino, disse: “Sei libero di andare”.

E il contadino al re: “Il nobil lavoro mi aspetta”.

© 2026 Giovanni Crastolla – Riproduzione riservata

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