In mezzo c’è l’universo
che unisce il nostro amore,
che è rimasto terso
sin dalle prime ore
del mese di maggio,
quando seduti
sotto l’albero del faggio
i nostri cuori muti
all’unisono cantarono
il canto dell’amore,
e nel ciel danzarono
insieme alle ore
i giorni, i mesi, gli anni.
Il tempo è volato,
secche son le carni,
ma il canto non è mutato.
© 2026 Giovanni Crastolla – Riproduzione riservata
Vuoi essere avvisato quando è pubblicato un nuovo racconto?
Iscriviti alle notifiche
I commenti inviati saranno pubblicati solo dopo approvazione da parte dell’amministratore del sito.