Domenica 14 giugno è iniziata ufficialmente l’estate. Già dalle prime ore del mattino e per tutto il giorno le cicale hanno cantato.
E quando iniziano a cantare, inizia l’estate.
L’aria è calda. Il tipico caldo dell’estate. Folate di vento caldo alternate ad aria immobile.
La gola è secca. Respirare è faticoso.
La luce è accecante.
Cicale in coro e anche qualche solista.
Nessun altro suono in campagna.
A mezzogiorno, i vari alberi con la propria chioma fanno una piccola ombra alla base del proprio tronco.
Gli ulivi secolari, ancora non estirpati, che un tempo caratterizzavano il paesaggio, proiettano sulla terra l’ombra secca della loro chioma.
E un tempo si diceva:
All’ombra degli ulivi
o dentro le lamie imbiancate di calce
è più dolce
il suono dell’estate.
I campi sono gialli. Giallo paglierino, come l’erba secca falciata e lasciata a terra.
Sotto la paglia, la terra è già spaccata.
Nessun odore né suono di acqua.
Da gennaio e fino a maggio ha piovuto 560 mm, quasi quanto tutto l’anno. Ma è come se non avesse mai piovuto.
Le cicale cantano sempre più forte. Senza tregua.
E senza tregua si preannuncia anche questa estate.
© 2026 Giovanni Crastolla – Riproduzione riservata
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