Albina, ti avevo detto che oggi sarei venuto, così ci saremmo baciati… e tu che fai? Ti fai trovare con un topo in bocca!
Ci sono rimasto proprio male, sai.
Cosa dici? È un regalo per me? Cosa? Il topo?
Albina, senza offesa, non so proprio che farmene di un topo. E poi — ancora senza offesa — non sono mica un gatto, io!
Cosa? Lo so, lo so che tu non sei un essere umano, e quindi l’unica cosa che puoi regalarmi è un topo.
E tu non sapresti che fartene dei baci?
Oh Albina, che volgarità!
Innanzi tutto chiariamo alcune cose:
Primo, io sono un essere superiore, e quindi i miei baci sono superiori.
Secondo, ti ho educata a mia immagine e somiglianza… Albina, ma insomma, un po’ di educazione! Sto parlando io ora!
Ho appena detto che ti ho educata a mia immagine e somiglianza e tu mi interrompi?
Va bene, va bene, sono magnanimo. Cosa vuoi dirmi allora?
Come?! Da dove si evince la mia superiorità?
Ma Albina! E poi io non ti avrei educata? Forse hai ragione: sei proprio una gatta selvaggia e selvatica.
E per quanto riguarda la mia superiorità, sappi che io sono il dio Sole!
Ma sei proprio impudente!
Come osi dire che se così fosse non ti starei né accecando né riscaldando né illuminando?
Cosa? Il mio nome ti fa schifo e devo pensare al mio?
Cosa avrebbe che non va? Giovanni è un nome di persone importanti!
Come dici? “Giovanni senza testa”, “Giovanni senza terra”? Ma quelli sono altri!
Ehi?! Io sarei “Giovanni con la sfiga”?
Con una gatta nera, per forza.
Non devo essere superstizioso?
Ah, volevi dire “Giovanni senza figa”? Ma io ti ammazzo, Albina! Ti tiro il collo come una gallina! Brutta e antipatica gatta nera!
E ora che vuoi ancora?
Mi stai dicendo che tu non sei una qualsiasi gatta nera, ma una nobile gatta nera?
Mi stai facendo girare la testa, Albina!
E ora da dove spunta questa tua nobiltà? Vieni da un altro pianeta?
Ah ah ah! Questa sì che è bella! Tu da un altro pianeta?
Povera gatta stupida e presuntuosa!
Sono stati i tuoi discendenti a insegnare agli Egiziani come costruire le piramidi?
Ah ah ah! Mi fai morire dalle risate!
Io un idiota? Dimmi allora, come si costruiscono le piramidi? Così ne faccio una io!
Come dici? Non ho conoscenze di astronomia geometrica?
Forse volevi dire geometria astronomica, povera gatta!
Va bene, hai ragione, sono un ignorante e tu non vuoi perdere tempo con me.
Ma dimmi, sapientona extraterrestre, come mai voi esseri nobili vi cibate di topi?
Il cervello dei topi contiene proteine che aumentano l’intelligenza?
Bleah! Questo sarebbe il motivo per cui volevi regalarmene uno?
Scusa, ma preferisco essere stupido che mangiare certe cose.
O meglio, preferisco essere “diversamente intelligente”.
E si vede? Sorvolo.
E dimmi, come mai avete paura dei cani?
Non avete paura dei cani? Ma se ogni volta che ne vedete uno vi si rizza il pelo e correte sugli alberi!
Sentiamo le tue precisazioni.
Non li vedete ma li sentite?
Vuoi dire che li sentite abbaiare?
Ah, li sentite con l’olfatto. E quindi?
Ne sentite la puzza?
Uhm… forse hai ragione.
Tolgo il “forse”? D’accordo, hai ragione.
Hai sempre ragione.
Ma la puzza non arriva fin sopra l’albero?
No? Dici che è pesante e resta in basso?
Mi convince, mi convince.
E per continuare con le precisazioni, che vuoi aggiungere?
Sull’educazione che ti ho dato? No?!
Su come tu mi hai educato?
Come sarebbe a dire che tu mi hai ammaestrato?
Tu, a me? E quando?
Io farei tutto quello che vuoi? Ti basta un miagolio, una strusciata alle gambe e io ubbidisco?
Le tue fusa servono a “sintonizzare” il mio cervello sul tuo?
Per tua conoscenza, il mio cervello è molto più grande del tuo!
E se voglio ti caccio di casa!
…Sì, padrona. Come vuoi, padrona.
Ora ti apro una scatoletta e ti faccio mangiare.
Ai tuoi ordini, padrona.
© 2026 Giovanni Crastolla – Riproduzione riservata
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