“Illustrissimo ed Egregio Signore,
Noi scriventi Nobili di fatto e di spirito per Suprema Volontà, siamo qui a scrivere sulle più alte qualità, del giovanotto, latore della presente.
Il giovanotto, è un ottimo servitore. Anche non comprendendo le lingue straniere, ha imparato con uno sguardo a soddisfare i nostri desideri culinari. Con molto gusto e garbo. Ha imparato, altresì, a non toccarci mentre consumiamo i nostri frugali pasti.
Con la presente La invitiamo a tenerne conto.
Con ossequi,
I Nobili di fatto e di spirito per Suprema Volontà”
Al giovanotto, piaceva questa lettera. E la rilesse più volte. Specialmente la parte nella quale si metteva in evidenza che non toccava più i Nobili quando mangiavano.
“Con questa precisazione”, pensò “non avrò alcuna difficoltà a trovare lavoro”.
Voleva lavorare come cameriere. Ne era all’altezza e in grado. E così con l’epistola in mano iniziò a fare i giri dei ristoranti.
Iniziò nella sua città.
Si accorse che i titolari o i responsabili dopo aver letto la lettera, gliela restituevano, lo guardavano intensamente negli occhi, poi scuotevano la testa e dicevano: “No no grazie, i nostri clienti sono normali”.
E così ricevette quasi la stessa risposta da tutti i ristoranti.
Rimase sconsolato. Non sapeva cosa pensare. Le referenze erano in italiano perfetto, scritte e firmate dai Nobili. E a lui piacevano.
Era indeciso se parlarne con loro. Ma, inevitabilmente, avrebbero chiesto.
La sera finita la cena, fece un colpo di tosse per richiamare l’attenzione. Alzarono lo sguardo e sentirono quello che ebbe da dire. Finito il breve discorso, gli si strusciarono tra le gambe facendo le fusa e si dedicarono alla loro toelettatura.
Non avevano perso il loro cameriere. Missione compiuta.
© 2026 Giovanni Crastolla – Riproduzione riservata
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