Ogni giorno vedo il nonno intento a curare una pianta in casa. E così gli ho chiesto: “Nonno, ma perchè ogni giorno dedichi tanto tempo alla cura di quella pianta? E che pianta è?”.
Il nonno mi guarda, si allontana dalla pianta, prende un sedia, si siede e inizia: “Il nome di questa pianta è Ficus benjamina. È una pianta molto delicata. Se c’è troppo sole si brucia, con molta ombra si indebolisce. Se c’è ristagno di acqua, le radici marciscono, mentre una grave mancanza di acqua la fa seccare. Anche venti, correnti e sbalzi di temperatura le creano danni. Il ficus è una pianta sempreverde ma il troppo freddo le fa perdere le foglie”.
“Ma non potevi prendere una pianta meno delicata, che ha meno attenzioni, più resistente?” gli dico.
Il nonno mi guarda e dice: “Questa è la stessa domanda che io feci a mio nonno tantissimi anni fa. E mio nonno come risposta mi lasciò questa pianta, facendomi promettere che anche io me ne sarei preso cura. Questa pianta ha 80 circa e come vedi ancora è viva. E presto sarai tu a prenderne cura”.
Lo guardo pensieroso. Mi osserva e poi dice: “Vedi il prato del giardino? L’erba principale è la gramigna. La puoi calpestare, e non la danneggi, con la siccità seccano le foglie ma le radici profonde rimangono vive per tempi migliori per lei. Non ha bisogno di alcuna cura. Si diffonde e soffoca le altre piante. Dall’esterno sembra bella, sembra invitante”.
Rivolgo di nuovo lo sguardo a lui e dico: “Sì è proprio così, se cadi non ti fai male”.
Il nonno scuote la testa: “Ma è importante anche cadere, farsi male e rialzarsi”.
Dopo un attimo di pausa aggiunge: “Mio padre mi chiamò Benito. Io chiamai tuo padre Libero”.
© 2026 Giovanni Crastolla – Riproduzione riservata
Vuoi essere avvisato quando è pubblicato un nuovo racconto?
Iscriviti alle notifiche
I commenti inviati saranno pubblicati solo dopo approvazione da parte dell’amministratore del sito.