Tanto feroce e tanto fiera pare
la gatta mia quand’ella ’l cane sputa,
che ’l suo ringhio, in guaito si tramuta,
e la sua coda tra le gambe scompare.
Ella si va, lo sorice mangiare,
benignamente di fiera vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a nobiltate mostrare.
Mostrasi sì salvatica a chi la mira,
che dà per li occhi un fremito al core,
che ’ntender nol può chi nol prova;
e par che de le sua fusa si mova
uno spirto salvatico di furore,
che va destando ne l’alma tremore.
© 2026 Giovanni Crastolla – Riproduzione riservata
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