Il sole mi scalda la pelle e il mare calmo mi culla.
L’acqua nelle orecchie attutisce i suoni e ammutolisce le grida di dolore.
Siamo fuggiti dalla guerra, dalle bombe, dagli stupri, dalla fame, dalla paura.
In centinaia abbiamo preso d’assalto un barcone per salpare verso la libertà.
Con gli occhi chiusi mi godo il sole sulla pelle e sento mio figlio muoversi nel mio grembo.
Sono finalmente libera dalla sofferenza, dalla fame, dalla paura.
Si leva una brezza leggera e un’onda mi arriva sul volto.
Apro gli occhi: il sole mi acceca. Non vedo. Non sento. Dove sono?
Ho sognato.
Ho sognato di essere ancora viva! Il mio corpo morto si lascia trasportare dal mare, che come una madre premurosa lo culla tra le sue braccia.
Siamo stati speronati da chi difende la propria libertà, e il barcone è affondato, e noi con esso.
E i nostri corpi — di madri, figlie, mogli, padri, figli, mariti — vanno alla deriva assieme al sogno della libertà.
Libertà che ci è stata negata nella nostra terra e da chi non ci ha voluto accogliere.
E i nostri corpi sono corpi di nessuno.
Corpi senza più volto, senza più futuro e senza passato.
Corpi morti.
© 2026 Giovanni Crastolla – Riproduzione riservata
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