Senza alibi

Osservo

Diavolo, Demonio, Satana, Lucifero, Belzebù, Mefistofele, Maligno, Angelo caduto, Tentatore. Mi chiamano anche così. Inventano tanti nomi per identificarmi. Ma io non ho bisogno di nomi.

Muto osservo l’Uomo dimenarsi come un forsennato nelle sabbie mobili della sua cattiveria. Più si dimena imprecando e più velocemente affonda.

Lo aiuto? No! Deve crescere. Ci vuole tempo e pazienza. E io ho tempo e pazienza.

Come i bambini che piangono e strillano perché vogliono la caramella, anche l’adulto piange e strilla per la sua. E finché non la ottiene tutta la sua cattiveria emerge.

Ma perché si chiama in causa il Diavolo o come lo si vuole chiamare? Perché non si può dire che tutto è opera mia? La lotta del Bene contro il Male. Ma è sicuro che sia così?

Non c’è battaglia cosmica. C’è solo la Vita, e l’Uomo che la divide in categorie che crede assolute.

La Vita è un flusso di eventi chiuso tra due parentesi: nascita e morte. L’Uomo li divide tra Bene e Male. La sua è una classificazione ancora infantile, priva di una visione, come dire, dall’Alto.

Gli eventi altro non sono che esami. E quando non si superano si ripetono con difficoltà crescenti.

E l’Uomo ha capito che la Storia insegna. Eppure non comprende, e compie sempre gli stessi errori. E poi? E poi dà la colpa al Diavolo.

Se esistesse il Diavolo vorrebbe dire che io non sarei chi sono. E io sono.

Ma non sono il burattinaio degli Uomini. Tutti loro sono dotati di libero arbitrio. Tutto ciò che accade non è per mia volontà, ma per la loro. Io mi limito a osservare.

L’ho creato, l’ho dotato e l’ho lasciato libero. Ora osservo.

In questo momento, sento le imprecazioni di alcuni, di altri le lodi, di altri ancora l’indifferenza.

Ho dotato l’Uomo di una intelligenza diversa rispetto agli altri esseri viventi: ha imparato ad esplorare l’universo, ma ancora non ha imparato ad esplorare sé stesso. Vede sé stesso come un unicum, mentre fa parte del puzzle che compone l’Umanità tutta.

Quello che prova l’Uomo – sofferenza fisica, gioia, dolore – sono stati transitori necessari alla sua crescita e a quella di chi lo circonda. E spesso dimentica di essersi bruciato la mano nel fuoco. E la rimette.

L’Uomo potrebbe vivere nel paradiso, ma sceglie la sofferenza chiamandola invidia, gelosia, ingordigia, superbia, accidia, avarizia.

La strada che deve percorrere così diventa lunga, e Io ho tempo e pazienza.


A sua immagine

Era alla ricerca di Dio. Ma non aveva idea di cosa né dove cercare.

Il Dio che gli descrivevano era Uno, Solo, Indivisibile, Onnipotente, Onnisciente, Onnipresente, Eterno, Increato, Immutabile, Giusto, Misericordioso, Compassionevole, Buono, Trascendente, Sapiente, Padre.

Tutti aggettivi che gli sembravano come lo volesse l’Uomo o si aspettasse che fosse Dio.

Non era convinto e si sentiva a disagio. Non era questo il Dio che cercava. E non sapeva neanche come immaginarlo.

Non era compatibile un Dio Buono, Giusto, Compassionevole con la violenza quotidiana nel mondo.

Non era ammissibile che ci fosse un Dio e un Diavolo. Se il Dio che gli dicevano era Uno, Solo, Onnipotente non poteva esserci anche il Diavolo, il Signore del Male. Un Dio Onnipotente, non poteva far esistere il Diavolo. Dove era allora la sua onnipotenza?

Eppure le stesse persone ammettevano la presenza contemporanea di Dio e del Diavolo.

Forse per giustificare il loro Dio? Non potendo spiegare la violenza nel mondo con la bontà di Dio, dicevano allora che era opera del Diavolo.

Non voleva neanche un Dio che dovesse dare il pane quotidiano e rimettere i debiti ai fedeli perché loro li rimettevano ai loro debitori. Proprio come se fosse uno scambio. E poi, perché doveva dare il pane quotidiano? Il pane non dovrebbe essere il frutto del lavoro dell’Uomo?

Secondo lui, la preghiera doveva essere diversa, e invece di dire “dacci oggi il nostro pane quotidiano”, avrebbe dovuto dire “benedici anche oggi il nostro pane quotidiano”. Benedire sì, ma non dare.

No, non era questo il Dio che cercava.

Voleva un Dio senza aggettivi. Un Dio che si limitasse ad osservare l’Uomo.

Lo creò a sua immagine e somiglianza.


L’orologio

Seduto sotto un albero di ulivo, con le spalle appoggiate al suo tronco secolare, i rami disseccati dalla Xylella, e il ronzio che proveniva da un alveare lì vicino, si interrogava su Dio. Chi era Dio? Esisteva? Era all’origine della Creazione o era una creazione dell’uomo per spiegare ciò che non comprendeva? E perché dargli un nome? Chiuse gli occhi, si sentì accarezzare da un soffio leggero di vento e si abbandonò.

Si sentì leggero, informe. Non percepiva più il suo corpo. Si sentì parte di tutto. Era una sensazione mai provata prima. Vedeva e sentiva tutto.

Vide dall’alto una città devastata dalle bombe. Vide persone dilaniate dalle bombe. Vide e sentì persone gridare. Vide e sentì persone invocare aiuto. Vide e sentì persone invocare Dio. Vide e sentì persone bestemmiare Dio. Vide persone silenziose in processione con un Crocifisso.

Sentì anche una voce, ma non vide chi parlava, che diceva “Tutto questo è opera dell’Uomo”.

Sentì un ronzio intenso e vide che si trovò all’interno di un alveare. C’erano migliaia di api. Erano tutte occupate. La regina deponeva, le bottinatrici portavano polline e nettare, le operaie preparavano le celle, per conservare il miele o per accogliere le uova. Altre davano da mangiare alle api appena nate. Altre portavano fuori i fuchi, altre ancora le api morte. Tutte partecipavano all’attività dell’alveare scandita da un orologio interno.

L’orologio.

Un alito di vento lo ridestò.

© 2026 Giovanni Crastolla – Riproduzione riservata

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