Mia moglie Jetty

“Se rimani chiuso in casa e non esci, non incontrerai mai nessuna e non ti sposerai. Che aspetti che ti venga in casa?”. Così diceva sempre mia sorella.

E infatti, venne a casa. E ci sposammo anche.

Proprio come un detto brindisino: “cati piru ca ti mangiu” e così fu!

L’incontro con la mia futura moglie avvenne in casa mia, casa che affittavo per le vacanze: inpugliainvacanza.it. Si innamorò subito della mia casa e della Puglia: Paradiso terrestre. Una tipica lamia della zona. Tipo trullo, ma senza cono, con le pareti in pietra, tetto a botte e due alcove per mettere i letti.

E poi anche di me, italiano. Lei olandese.

Io feci una uguaglianza: olandese = Paradiso fiscale.

In quale paradiso avremmo vissuto?

I primi tempi comunicavo in modo primitivo. Lei conosceva, oltre ovviamente l’olandese, il tedesco e l’inglese, ma non l’italiano.

Io da italiano conoscevo, l’italiano, e altri linguaggi: Basic, Pascal, Cobol, Clipper, php. Ma non l’olandese.

Con l’inglese dei linguaggi di programmazione qualche cosa riuscii a dirla. Ovviamente “parlavo” inglese italianizzato.

Alla nostra prima cena, le chiesi di Van Gogh, Gullit, L’Aia. Mi guardò senza capire cosa dicessi.

E io: “Van Gogh, Van Gogh. Non conosci Van Gogh? Du iu knov Van Gogh?”.

E lei scuoteva la testa. Presi allora il cellulare, digitai Van Gogh e le mostrai le foto.

“Ah, Van oooch!”

Io la guardai scandendo le sillabe: “Van Go-gh”.

E lei: “Van oooch!”

Io: “E la g di Giovanni?”. E capii che in olandese la g non si pronuncia, è un po’ come la h. È un suono gutturale aspirato.

Gullit, quindi lo conosceva. G aspirata anche in questo caso. L’Aia no. Non sapeva cosa fosse. Come fa un olandese a non conoscere L’Aia? Perplesso presi nuovamente il cellulare e misi la mappa. Gliela mostrai e dissi: “L’Aia L’Aia”. Le si illuminò il volto e disse: “Denach Denach”, “Den Haag” si scrive in olandese che tradotto in italiano è “L’Aia”.

Il nome della mia futura moglie, Jetty, si pronuncia “Ietti” e non con la g Getty. Solo che qui, a San Vito, non erano in grado né di capire Ietti né di pronunciarlo. Suona male. E poiché lei ha tre nomi di battesimo e il secondo si poteva tradurre benissimo in sanvitese, è anche un nome comune qui, a San Vito la conoscono come Elisabetta. In realtà, c’è chi la chiama, correttamente, Ietti, chi Getti, chi Elisabetta e io JEC, con le iniziali dei suoi tre nomi. Jec the ripper.

Le uniche parole olandesi che ho imparato in quasi 10 anni di matrimonio sono: “leipo”, “forc”, “paraplu”, scritte come si pronunciano. E cioè: cucchiaio, forchetta e ombrello. Sono le parole più semplici per me, le altre sono impronunciabili. Qui in Italia ai bambini si insegnano i versi del cane e del gatto, “bau bau” e “miao miao”. In Olanda invece insegnano il verso dell’orso “Grrrrr” per imparare i suoni gutturali. E vabbè, dai, siamo diversi.

Quando abbiamo deciso di sposarci i suoi parenti olandesi, per l’appunto, hanno commentato con i soliti luoghi comuni: “Ti sposi con la mafia”. Dà veramente fastidio sentire sempre queste cose sull’Italia. Piuttosto, io ho pensato “Devo stare attento, gli olandesi trafficano in prostituzione e droga, oltre ad essere hooligan”.

Per il matrimonio avevamo deciso di non invitare nessuno, solo i testimoni per ovvi motivi. E così il giorno del matrimonio, ci recammo al Comune. Come nostro solito in bici. Fuori, in attesa di salire, arrivò il dirigente dello Stato Civile, mi guardò, si avvicinò e mi sussurrò: “Questa è una cerimonia di matrimonio, e siete venuti in pantaloncini e maglietta?”. Bah! Luoghi comuni. Quando salimmo nella sala, il sindaco ci vide e disse: “A saperlo sarei venuto anche io in pantaloncini, solo che la segretaria si è raccomandata l’abito formale”.

“Moglie e buoi dei paesi tuoi” recita il detto.
E infatti, la moglie non essendo del paese mio aveva ricette differenti.

Un giorno, tornando da lavoro, trovai per pranzo “pasta e ceci” disse lei. Io guardai il piatto e dissi: “Penne e ceci in scatola”. E Jetty: “Sì, pasta e ceci”. “No, sono penne e ceci in scatola” replicai io. “E le penne non sono pasta?”. “Sì sono pasta, ma non si usano per i ceci. E i ceci non si comprano già pronti in scatola”. Dopo una breve spiegazione ora prepara la pasta e ceci come la facevano i romani. Proprio la ricetta originale.

Un’altra volta, era gennaio, fuori c’erano 10 gradi, c’era anche il sole, ma faceva freddo. Jetty per pranzo preparò un piatto freddo, tipico dell’estate. Guardai il piatto, la guardai e capii: per lei era piena estate. Sole e 10 gradi. Da loro, poverini, sempre grigio, buio, ghiacciato. Solo che per noi, se fuori ci sono 10 gradi è freddo intenso. Un clima adatto per i pinguini.

Dopo la doccia Jetty non asciuga i capelli con il phono. Li lascia bagnati. Anche in inverno. Il phono, io, lo uso anche in estate. Le ho sempre detto: “Stai attenta a un colpo d’aria?”. “Che cosa è il colpo d’aria?” rispondeva all’inizio. E io: “Air bang, colpo d’aria”. “Ma cosa sarebbe questo colpo d’aria?”. “Un colpo d’aria sarebbe. Ma in Olanda non esiste il colpo d’aria? Come dite voi quando uno esce caldo da casa e poi si ammala per un colpo d’aria?”.
Jetty mi guardava, con un sopracciglio alzato e: “Voi italiani siete cagionevoli di salute e vi inventate colpi d’aria che in medicina non esistono”. E vabbè, siamo diversi.

E quando piove l’ombrello non sa cosa sia: “Noi olandesi non siamo di zucchero come voi italiani che per due gocce di acqua si sciolgono”. Loro non ci tengono ai capelli come noi.

In inverno la sera si prepara le zuppe olandesi: frullati di verdure cotte da bere. Io la guardo e dico: “Non ti senti bene? Quella brodaglia densa è per i malati in ospedale. Qui, non si usano quelle cose. Zuppe non abbiamo. O meglio, si fa la zuppa di latte dove si mettono i biscotti. O durante la colazione che si inzuppano i biscotti nel the, o caffè, o latte”.
E la sua risposta: “In Olanda le persone senza denti inzuppano i biscotti”.

Jetty ha scoperto una cosa che in Olanda, non esiste: la deroga. In Italia si fa una legge e subito dopo si fa una legge deroga per dire che la prima legge non vale quando ci sono condizioni particolari. E così, noi italiani, risolviamo legalmente i problemi. Loro invece fanno la legge e quella è. Non sono “elastici” come noi.

E a proposito di elasticità, Jetty se deve andare ad un appuntamento all’ora x, se all’ora x + 10 minuti non c’è nessuno va via. Le spiego che noi abbiamo 30 minuti di elasticità. Ma in Olanda no.

Dopo quasi 10 anni di matrimonio, Jetty continua a non asciugarsi i capelli, io continuo a inzuppare i biscotti come un olandese senza denti, lei rispetta la legge, io la deroga, lei non crede nel colpo d’aria e io sì.

Siamo diversi, non diventeremo uguali ma continuiamo a vivere insieme.

© 2026 Giovanni Crastolla – Riproduzione riservata

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