Le pene

Quello che sto per raccontarti è la storia o forse la leggenda della città-Stato di C… .

In questa città non c’era il carcere, non perché tutti rispettassero la legge ma perché avevano un sistema differente di punizione dei colpevoli.

A chi commetteva un reato di furto, veniva messa una palla di ferro legata alla caviglia con una catena, si faceva indossare una tuta arancione, e infine doveva lavorare, il tempo necessario, per risarcire del doppio la vittima. La palla era tenuta fino alla fine del risarcimento, la tuta arancione, invece, solo fuori casa.

E chi non poteva lavorare?

Se aveva beni, glieli sequestravano per il valore necessario a coprire il risarcimento. Altrimenti si calcolava una paga minima oraria e in ogni caso si indossava tuta arancione e palla al piede per il tempo necessario a raggiungere il risarcimento virtuale.

E per un omicidio?

In questo caso, oltre alla tuta arancione, alla palla al piede, e al lavoro per risarcire i familiari della vittima, ogni giorno doveva recarsi in piazza e qui, in pubblico, gli si versava un secchio di urina in testa.

E per gli altri reati?

In realtà non c’era una vera e propria lista di reati e relative pene. I giudici avrebbero trovato la giusta pena umiliante. Successe una volta, tantissimo tempo fa, un unico caso di stupro. Il colpevole, oltre alla tuta e la palla, ogni giorno doveva ricevere in pubblica piazza l’eiaculazione sul volto da parte di un incaricato.

Se la pena, negli altri stati, privava il colpevole della libertà, con la carcerazione, e contemporaneamente aveva l’obiettivo di rieducare il colpevole per essere reinserito nella società a fine pena, qui nella città di C… si preferiva lasciare libero il colpevole indicandolo al pubblico come monito.

Questo metodo invogliava tutti a rispettare la legge. La pena dell’umiliazione era troppo per chiunque.

Ai bambini veniva spiegato che bisognava sempre rispettare gli altri e le cose degli altri. E chi non lo faceva diventava come quel signore con la tuta arancione e la palla al piede.

Se eri ricco, non potevi risarcire e quindi evitare la pena. Saresti stato sempre condannato a lavorare, alla tuta arancione, alla palla al piede ed eventualmente ad altro.

Nel carcere si diventava invisibili nella società e ci si “dimenticava” di rispettare la legge. Mentre a C… la pena era un monito visivo, reale, quotidiano per tutti.

Ci fu un solo caso di suicidio del colpevole. Le pene non furono modificate. Ci fu invece l’effetto di rispettare maggiormente gli altri, il bene pubblico e quello privato.

Nel bilancio della città di C. non erano previste spese per l’acquisto di tute arancioni, palle ed altro. I soldi erano destinati al benessere dei cittadini.

E poi che successe? Perché non esiste più quella città?

Un po’ alla volta gli abitanti iniziarono ad andare via. Andare in altri Paesi dove si potevano commettere reati e avere pene più vantaggiose. La popolazione che rimase divenne vecchia, morì e la città divenne un ricordo sbiadito nella leggenda.

© 2026 Giovanni Crastolla – Riproduzione riservata

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