Io sono l’ape regina,
la natura mi fa assassina.
Per prima son uscita dalla cella reale,
ho ucciso le mie sorelle
ancor chiuse nelle loro celle.
Pronta son ora per il volo nuziale:
in volo i fuchi mi feconderanno
e ad uno a uno, ahimè, morranno.
Nell’alveare faccio ritorno,
le sorelle operaie mi sono intorno.
Con devozione mi accudiranno
e col tempo anch’esse morranno.
Di polline e miele le celle son riempite
per dare nutrimento alle nuove vite.
Finché sarò feconda e uova deporrò,
nell’alveare operaie e fuchi nuovi ci saranno,
e resistenza non opporrò
quando infine mi sopprimeranno.
Priva è la nostra società del sentimento,
chi non serve all’alveare viene spento.
Sono state fatte più celle reali,
si ripetono le regole sociali:
aspiranti regine saranno allevate
e della loro vita saranno private.
Son regina, operaia oppure fuco,
il ruolo affidato con impegno conduco.
© 2026 Giovanni Crastolla – Riproduzione riservata
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