Il ricordo di Albina

Albina era il tuo secondo nome, ma è stato il primo e unico per me, figlia mia.
Non ricordo più quello che ti diede tua madre, il tuo primo nome.

Albina, in onore della mia gatta dal candido mantello nero, venuta dal cielo in terra a miracol mostrare — come scrisse Dante per la sua amata Beatrice.

Albina, figlia mia, la mia memoria è come un campo di battaglia pieno di buche, di fumo e di grida strazianti.
Ma ho un unico e limpido ricordo di te.

Sono in corso Garibaldi, vicino alla banca. Tu hai vent’anni e mi vieni incontro sorridente e mi chiedi di andare con te sulla Luna.
Un viaggio veloce veloce, mi dici: devi cambiare le batterie a uno strumento di tua invenzione.

Sull’altra faccia della Luna, quella che non si vede dalla Terra, piena di crateri e immersa nel buio più fitto; come la mia memoria.
Ed è in uno di questi crateri che giace l’urna contenente i miei desideri.

Albina, figlia mia.
Figlia mai nata.

© 2026 Giovanni Crastolla – Riproduzione riservata

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