S: “Chi è?”
G: “Giovanni”
S: “Sali, sali”
S: “E a piedi sei salito?”
G: “Ho fatto prima, l’ascensore sta’ all’ultimo piano”
S: “Prego, accomodati”
G: “Grazie.”
Mi dirigo in cucina e mi siedo al solito posto su una sedia da spiaggia rivolto con le spalle al televisore sempre acceso che spengo.
S bussa alla porta della Contessa: “Alzati, Giovanni è venuto”.
Dopo qualche minuto la Contessa si presenta in cucina, ha la faccia assonnata e si accomoda al suo posto. Ognuno ha il proprio posto. Da sempre.
G: “Ma stavi dormendo?”
C: “No no, stavo solo distesa sul letto. È lungo il pomeriggio.”
Non è il pomeriggio ad essere lungo, è la vita.
S è seduta alla mia destra, la Contessa alla sinistra e ora inizia il solito uguale “interrogatorio”.
S: “E il nipotino?”
G: “A casa con i genitori.”
S: “E si, lo so che sta con i genitori. Ma che fa’?”
G: “Cresce, fa il monello.”
S: “E che vuoi, se sono bambini. Ma quanti anni ha?”
G: “5 a settembre.”
S: “Ah, ecchi.”
C: “Ieri stavano a messa, al solito banco vicino a San …, vabbè tu non la conosci la chiesa. E come stava composto il nipotino e seguiva la messa con attenzione. Sembravano Giuseppe, Maria e Vincenzo.”
Soffoco in tempo una risata. Vincenzoooo??? Ma Giuseppe e Maria non avevano un figlio di nome Gesù? Oppure vuole fare il paragone con una famiglia che conosce lei?
Mentre continua a parlare, non so cosa stia dicendo, prendo il cellulare e con WhatsApp mando un messaggio a mia sorella, devo condividere subito questo momento. Puntualmente arriva la risposta: “E chi è Vincenzo?????”
L’“interrogatorio” continua e sento che S mi chiede: “E il nipotino?”
Ricorderà la risposta di prima? O la cambio?
G: “Sta’ dormendo. Quando esce dalla scuola poi dorme un pochino.”
S: “Ah, ecchi.”
C: “All’uscita della messa gli ho detto: Mi dai un bacetto? e mi ha risposto: No. Hai visto? Che risposta?”
S mi guarda e fa le smorfie contro la Contessa e aggiunge ridendo: “Ha fatto bene.”
S: “Che si fa’ in campagna?”
G: “Si lavora.”
S: “E sempre si lavora in campagna. Ma per capire, che stai facendo?”
G: “Ho fatto tagliare i rami vecchi dagli alberi e ora gli ho sistemati a filari così poi passa il trattore e li macina.”
S: “Ah, ecchi.”
Mi rivolgo alla Contessa e le chiedo: “Cosa ha detto la dentista?”
Si alza, si avvicina e si mette un dito in bocca per abbassare il labbro inferiore e dice: “Vedi il dente che mi ha tolto?”
Non so come possa vedere il dente che non c’è più, vedo solo una bocca senza denti e una gengiva arrossata.
E dopo avermi mostrato questo spettacolo, riprende: “Devo ritornare che mi deve mettere un dente in modo che si possa agganciare la dentiera.”
S: “E il nipotino?”
Bhe, ora ripeto quello che ho detto prima, non credo che se lo ricordi.
G: “Sta’ dormendo. Quando esce dalla scuola poi dorme un pochino.”
S: “Eh si, prima me lo hai detto.”
Ah, ecchi! E che me lo stai chiedendo a fare allora?
Vabbè, faccio iniziare il mio turno di domande, con il classico:
“Che avete mangiato oggi?”
E puntuale arriva la solita risposta della Contessa: “La solita minestra.”
La Contessa non cucina non perché non sappia cucinare, anzi, preferisce più semplicemente essere servita.
Ed è costretta, così, a mangiare quello che prepara S.
S mi guarda e fa le smorfie rivolta alla Contessa e risponde: “Pasta con i cavoli.”
Non mangiano ogni giorno pasta coi cavoli, ma il piatto fa parte fissa del menu settimanale.
Cosa posso chiedere ora? Ah sì, ricordo che prima di togliere il dente doveva prendere gli antibiotici per far passare il gonfiore.
Ormai il dente l’ha tolto però domando lo stesso alla Contessa:
“Bhe, stai prendendo gli antibiotici?”
E risponde: “Ne ho preso uno al giorno per far passare il gonfiore. Ora non più, no?!!”
E mi guarda come se volesse dire Ma sei scemo?
Si alza e mi mostra il pacco degli antibiotici con la ricetta sulla quale è scritto: uno ogni 12 ore a stomaco vuoto.
G: “Ma quanti antibiotici hai preso?”
C: “Uno al giorno.”
G: “Ma qui è scritto uno ogni dodici ore.”
C: “Eh, uno al giorno.”
G: “No, due al giorno dovevi prenderne. Uno alle sette la mattina prima della colazione e uno alle sette di sera prima della cena.”
C: “Bh, ormai.”
S mi guarda, alza le spalle e fa la solita smorfia contro la Contessa.
S: “Bhe, che si fa’ in campagna?”
G: “Sto’ aspettando il trattore che deve macinare i rami che ho fatto tagliare.”
S: “Ah, ecchi. Invece di bruciarli, così si mischiano con la terra e concimano.”
Risposta esatta!
Ora S si alza e mi mostra un foglio con la prenotazione della prossima visita medica da fare.
Lo guarda, lo gira e lo rigira tra le mani e aggiunge: “Mi sono stancata di tutte queste visite. Ho quasi 85 anni. Del ’31 sono. A giugno sono nata con il caldo.”
G: “E vabbè dai, visite di controllo sono! Così sai che sta’ tutto bene.”
Interviene la Contessa con la sua parte di “malattie” da controllare e dice:
“Devo andare in questi giorni dal dottore per farmi prescrivere le analisi del sangue per vedere il valor delle piastrelle.”
Le piastrelleeeee???
G: “Il valore delle piastrine devi vedere, non delle piastrelle!”
C: “No, le piastrelle.”
G: “Le piastrelle, quelle della cucina sono.”
A questo punto la Contessa si copre la bocca con la mano e scoppia a ridere.
E a questo punto S alza le spalle e fa la solita smorfia nei confronti della Contessa.
La Contessa si dirige verso il frigo a prendere il gelato. Aspetta che vada a far visita per poterlo mangiare.
Altrimenti sole non lo mangiano.
Prende la vaschetta del gelato dal freezer e la appoggia sul tavolo e rivolta ad S dice: “Tu, fai le porzioni.”
S mi guarda e fa l’ennesima smorfia contro la Contessa e dice: “Fai tutto tu, no!!??”
C: “No no, falle tu, io prendo i tovaglioli.”
E a questo punto il discorso si sposta sul clima. Un altro argomento immancabile.
G: “Che cavolo di clima, un giorno freddo, un giorno piove, oggi fa’ proprio caldo.”
Tanto per rimanere in tema di cavoli.
S: “Ma lo sapevo io! Quando a marzo il tempo è instabile allora anche l’estate sarà così.”
Ma che io sappia a marzo il tempo è sempre instabile.
È l’unico mese in cui non si può usare il luogo comune “non ci sono più le stagioni di una volta”. È stabilmente instabile!
C: “Ora prendo le foto così passiamo il tempo.”
Gulp. E prendi queste foto va’, che passiamo il tempo.
Sono quasi tutte foto in bianco e nero.
C: “Vedi, che orecchie tese tese che aveva la nostra ciuccia!”
Bhe, non potrebbe dire asina?
Si si, che belle orecchie tese!
G: “Ma quando è morta l’avete mangiata?”
S: “Ehhhhhhh, com’è che l’abbiamo mangiata!!!!”
G: “Bha, dato che era morta!”
S: “Bleaaaaa.”
C: “E queste chi sono?” mi domanda la Contessa.
Questa foto ritrae loro due, a meno di 10 anni, e me l’hanno mostrata centinaia di volte!
C: “Lei tutta tesa tesa e io così, come una fessa.”
Poi la foto della madre, del padre, degli zii. E ora?
Ora le foto mai viste della Contessa quando lavorava a Roma presso i Conti.
S la prende in giro chiamandola, appunto, Contessa.
Le foto ritraggono la Contessa nelle varie gite con i Conti.
Le foto di S, riguardano invece bici appoggiate nell’androne del palazzo, macchie di umido, finestre rotte.
G: “E che sono queste foto?”
S: “Quelle sono le foto che ho fatto fare per far vedere all’amministratore le bici che mettono nell’ingresso e non possono farlo. Ah, sì, quella foto di quando il muro si riempì tutto di umido e poi hanno rifatto l’intonaco ma non è cambiato niente. Prima si faceva la riunione di condominio una volta al mese nel cortile, oggi non si fa’ più nulla. E ognuno fa’ quello che vuole.”
C: “Queste sono invece colleghe del corso di cucito a Roma. Che io ho il diploma di maestra di taglio e cucito. Che ti pensi.”
Auguri!
S: “E il nipotino?”
G: “È uscito con la madre.”
S: “Ah, ecchi.”
Fra una foto sbiadita e un’altra continua la conversazione.
C: “La settimana prossima dobbiamo andare all’ospedale per la visita di controllo, noi abbiamo la patente ma non ce la sentiamo di guidare.”
G: “E mica avete la macchina!!!!!”
C: “No, per dire che se avessimo la macchina non ci sentiremmo di guidare.”
Ah, ecchi!
S: “Io ho fatto poche guide, lei tante.”
Solita smorfia.
C: “Embhè, che vuoi. L’istruttore disse che quando si sentiva sicuro, mi faceva fare l’esame.”
Ah, ecchi! Lui doveva essere sicuro, non lei!
C: “La Contessa mi fece guidare e disse: i miei figli a te non li affido.”
E scoppia a ridere.
Ed S fa la solita smorfia.
S: “Però il mezzo è una comodità invece di aspettare la corriera. È vero che passa sotto cosa, ma che vuoi! La macchina è un’altra cosa.”
G: “Quand’è la visita? Se sono libero vi accompagno io.”
C: “No no, andiamo con l’autobus.”
S: “E il nipotino?”
G: “Sta’ dormendo.”
S: “Ah, ecchi.”
C: “Ma per capire, tu, dopo l’università hai fatto tre anni di apprendistato dal meccanico?”
E perché mai avrei dovuto fare l’apprendistato dal meccanico? Bah! È inutile anche che provi a spiegare cosa ho studiato.
G: “No, no. Non sono andato dal meccanico.”
C: “Ah, quindi all’università sei andato!”
Se me lo hai chiesto tu cosa ho fatto dopo l’università!
G: “Si si.”
S: “Quando la zia stava all’ospedale che non stava bene, che poi dopo un mese è morta, incontrai un cugino che disse: E tu che ci fai qua? Sto’ assistendo la zia che non sta bene. Stavamo nel corridoio che c’erano i medici per la visita. Poi entrammo e disse alla zia: La facciamo sposare? Con il fratello di mio cognato e la zia disse: E chi mi assiste a me? Hai capito? La mamma è mamma e la zia è zia. E per colpa sua non mi sono sposata.”
Bhe, veramente dopo che è morta la zia, potevi sempre incontrare sto’ cristiano.
G: “Eh, managgia.”
C: “Ieri, all’uscita dal lattaio, incontrai un signore in macchina che mi saluta dal finestrino. Ma non ho capito chi era e mi sono avvicinata, doveva essere il marito di quella che abita dietro la chiesa.”
S: “Ma non so chi è.”
C: “Sì, quella che cuciva… vabbè, comunque ho detto: salutami sua moglie e mi dice: Purtroppo non c’è più! Come non c’è più? E dove è andata? E poi mi ha detto che era morta. Ma non ho capito chi era.”
Ogni commento è inutile. S ancora non mi richiede del nipotino?
S: “E il nipotino?”
Ah, ecchi.
G: “Sto’ andando da lui. Vabbè, io vado poi ci vediamo.”
S: “Ah, ecchi. E saluti a tutti. E tua sorella quando viene?”
G: “Fra un mese.”
S: “E salutamela che si chiama come mia madre.”
C: “Vabbè, ciaooo!!”
G: “Ciao.”
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