Il terzo incomodo

Il dado è tratto e la storia è finita. Andate in pace.
Ma qual è la storia? Non è certo la decisione di Cesare di attraversare il Rubicone.

È una storia con un finale che per alcuni sarà a sorpresa, per altri scontato.
Ed è il caso di dire, come scrisse Pirandello: “Così è (se vi pare)”.

I protagonisti sono: la signora Maria, la signora Elisabetta, Omar, Gerardo, i cani e i gatti di Gerardo, e la sua casa.

Gerardo è un signore inglese, anziano e malato. Il suo humor è quello tipico britannico.
Un giorno, consapevole della sua fine imminente, nel suo letto e con il suo accento inglese, si rivolse al suo cane:
«Voglio ricompensare Maria per avermi assistito in questi ultimi anni.
Mi ha lavato, fatto mangiare, pulito casa e si è presa cura di te, dei gatti e anche di Omar.
Le lascerò la mia parte della casa, cani e gatti inclusi. E Omar compreso».

Omar è un ragazzo che parla inglese come Gerardo e, come lui, è extracomunitario.
Era stato incaricato di assisterlo e condivideva con lui due caratteristiche: l’origine straniera e la fragilità.
Un giorno, però, un incidente lo costrinse su una sedia a rotelle.
Questo non gli impedì di continuare ad assistere Gerardo, o meglio, di fargli compagnia giorno e notte.
Risiedendo nella sua casa, Omar è il terzo incomodo di questa storia.

Maria è italiana e, come molti italiani, parla due lingue: il suo dialetto e l’italiano.
È colei che si è occupata di Gerardo, dei suoi animali, della sua casa e anche di Omar.

E Elisabetta? Chi è Elisabetta?
È anche lei extracomunitaria e, in più, ha un altro titolo di “ex”: è l’ex moglie di Gerardo, nonché la proprietaria dell’altra metà della casa.

In questa storia ci sono dunque quattro personaggi, che non sono in cerca d’autore: tre extracomunitari e un italiano.
Potrebbe sembrare l’inizio di una barzelletta, ma non lo è… o forse sì. Ai posteri l’ardua sentenza.

Non mancano citazioni — finché non si pagano — e non manca neppure un personaggio non protagonista: il notaio.
Anche lui italiano, anche lui bilingue.

Ha convocato Maria, Elisabetta e Omar nel suo studio e, con voce solenne, prima in italiano e poi in inglese con accento tipicamente italiano, dà lettura del testamento di Gerardo:

«Io, Notaio … omissis …, iscritto al Collegio Notarile di … omissis …, alla presenza dei testimoni qui presenti, do lettura del testamento redatto dal signor Gerardo, residente a … omissis …, così come risulta dal documento in mio possesso.
Si precisa che il testatore ha disposto le proprie volontà testamentarie in piena libertà e coscienza, come attestato dai testimoni e dai documenti allegati. Procedo quindi alla lettura integrale delle disposizioni testamentarie:

“Io, Gerardo, nel pieno delle mie facoltà mentali, ma non fisiche, lascio la metà della mia casa, sita in … omissis …, a Maria.
Maria avrà pieno diritto alla propria quota e dovrà contribuire alle spese di manutenzione in proporzione alla proprietà.”

Io, Notaio, dichiaro che quanto letto corrisponde integralmente al contenuto del documento originale e che i testimoni hanno ascoltato la lettura, confermando la regolarità formale del procedimento.

Fatto, letto e sottoscritto in … omissis …, il … omissis …».

Al termine della lettura, in italiano prima e poi in “inglese italianizzato”, il silenzio nello studio è rotto da mormorii di approvazione e di dissenso.

Maria è soddisfatta.
Elisabetta non è soddisfatta.
Omar è indifferente.
Lui vive già nella casa di Gerardo — o meglio, ora di Maria e di Elisabetta — e dopo la morte di Gerardo ha fatto venire anche la moglie.
Lui, extracomunitario, conosce bene la legge italiana.

Maria ed Elisabetta cosa faranno?
Maria venderà la sua quota a Elisabetta?
Oppure sarà Elisabetta a vendere la sua a Maria?

Maria sa che ci vorranno anni per “far uscire” Omar, invalido, e la moglie.
Ed Elisabetta?

Sono entrambe donne mature, Elisabetta un po’ di più.
Con un colpo di tosse richiama il silenzio — un colpo degno di una regina, ma non quella Elisabetta.
Poi, con tono solenne e accento inglese, si rivolge al notaio:

«Signor notaio, io, Elisabetta, non voglio esser da meno in generosità rispetto al mio ex marito Gerardo.
Per questo, nel pieno delle mie facoltà mentali e fisiche, decido di donare già da ora la mia metà della casa alla persona qui presente, che ha assistito Gerardo: Omar. Così ho deciso!».

© 2026 Giovanni Crastolla – Riproduzione riservata

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