Aprii gli occhi, vedevo sfocato, poi piano piano le figure intorno a me presero forma: infermieri. “Hai avuto un incubo,” mi dissero. “Cosa stavi sognando?”.
Prima di addormentarmi sotto l’effetto dell’anestesia avevo chiesto al chirurgo, che doveva operarmi per una lobectomia, di mettere da parte il polmone. E così quando fui dimesso, presero dal frigo mezzo polmone, il mio, e me lo consegnarono. A casa chiesi a mia moglie di farlo soffritto. Lo prese dall’incarto, lo rigirò tra le mani ed esclamò: “Un bel pezzo”. La cucina si riempì di un buon odore. Lo misi su un vassoio e mi diressi, vestito con una tunica bianca, dai miei commensali. “Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi”. Non finii in tempo la frase: i commensali si stavano già leccando letteralmente i baffi e mi si avvicinavano minacciosi miagolando: “Vogliamo il biiiiiiiiis”.
© 2026 Giovanni Crastolla – Riproduzione riservata
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